Domande e Risposte [126]

Radici e vasi, quali scegliere?

La rubrica dei consigli

Mi scrive Francesca per chiedermi consigli su quali vasi utilizzare in base al genere/specie.

Le piante grasse non hanno tutte lo stesso tipo di radici. Un argomento spesso ignorato è proprio la tipologia di apparato radicale: si differenziano per forma, profondità e funzione, in risposta alla disponibilità d’acqua e alla struttura del suolo in habitat.
Alcune specie sviluppano una radice principale molto marcata che cresce in profondità e funge da organo di riserva: si tratta del cosiddetto fittone, spesso carnoso e voluminoso, capace di accumulare acqua e nutrienti per lunghi periodi di siccità. Al contrario, altre specie privilegiano un apparato radicale superficiale (Radici fascicolate), formato da molte radici sottili e ramificate che si espandono orizzontalmente appena sotto la superficie del terreno, permettendo di assorbire rapidamente l’acqua delle piogge brevi e improvvise tipiche degli ambienti desertici.
Tra questi due estremi esistono anche soluzioni intermedie, in cui una radice principale più o meno sviluppata è accompagnata da un sistema di radici laterali che lavorano in superficie. Questa varietà di strutture rappresenta un adattamento estremamente efficiente alle diverse condizioni ecologiche e spiega perché, nella coltivazione dei cactus, la scelta del contenitore e del substrato deve sempre tenere conto del tipo di apparato radicale specifico della pianta.

Ovviamente sulla base di questi aspetti dobbiamo trovare dei vasi adatti al loro apparato radicale. Per semplicità vi riporto elenco dei generi che hanno bisogno di vasi alti per via di radici pronunciate e fittonanti:

Ariocarpus
Lophophora
Strombocactus
Obregonia
Geohintonia
Aztekium
Turbinicarpus
Thelocactus
Coryphantha (solo alcune specie)
Epithelantha
Pediocactus / Sclerocactus
Ancistrocactus

Su queste possiamo orientarci scegliendo dei vasi di altezza  di almeno 3 volte l'altezza della pianta dal colletto.

Altro piccolo ma prezioso consiglio che mi diede un esperto collezionista di Ariocarpus. Attenzione ad usare nel terriccio materiali toppo duri e spigolosi (es graniglia di quarzo), per via delle radici a fittone questi materiami possono causarne ferite!

Ricorda che ho creato una guida completa sulla scelta dei vasi la trovi come al solito nella sezione DOCUMENTI insieme a tante altre guide e fotolibri come sempre gratis!


Domande e Risposte | 12-05-26 14:25 | Visite: 260

Ariocarpus malato, marcito

La rubrica dei consigli

Mi scrive Giovanni per chiedermi aiuto su un Ariocarpus malato

Ciao Sergio, ti invio la foto di una pianta malata, mi potresti dire se è salvabile e come?  Grazie mille

La mia risposta:

Ciao Giovanni, mi spiace tanto perchè era un bel pezzo importante ma purtroppo no, non è salvabile. Si tratta di marciume basale avanzato di origine fungina (o più raramente batterica), probabilmente è partito dalle radici o dal colletto e ormai arrivato fino al corpo. I tessuti sono completamente collassati e liquefatti: a questo stadio non resta più nulla di vitale su cui intervenire. Anche trovando una parte sana da tagliare e farne una talea ormai è troppo tardi.

Questo marciume molle è causato soprattutto da:
- Oomyceti (non sono funghi veri): Pythium e Phytophthora: amano substrati umidi, freddi o poco aerati e producono marciumi rapidi, acquosi e “traslucidi”.
- Funghi veri: Fusarium (marciume vascolare, spesso interno e subdolo) e Rhizoctonia (colletto)
- Batteri (Erwinia) che danno un collasso ancora più rapido e maleodorante.

Per il futuro è fondamentale prevenire: substrato molto più minerale e drenante, vaso ben forato, annaffiature molto distanziate e solo a pianta in piena attività vegetativa (per gli Ario meglio solo in primavera e inizio autunno). In inverno niente acqua e attenzione all’umidità persistente, che è la causa principale di questo tipo di marciume.


Domande e Risposte | 28-04-26 17:11 | Visite: 126

Sempervivum con foglie secche

La rubrica dei consigli. 

Mi scrive Domenico per chiedermi aiuto per i suoi Sempervivum con foglie basali secche:

Buon giorno. Ho dei semprevivum aracnoideum a cui progressivamente seccano le foglie più esterne fino a morire del tutto. Sono coltivati in vaso, in balcone coperto dalla pioggia. Quando li piantai nel vaso dove sono ora, crebbero rigogliosi (pur dando le stesse annaffiature che do ora (un'annaffiatura a settimana). Progressivamente e lentamente poi iniziarono a far seccare le foglie più esterne. Il seccare delle foglie è stato quindi un processo lento che dura da molto tempo. il substrato in cui crebbero rigogliosi e in cui sono ora è 100% pomice. Li ho anche in miscela di pomice sabbia e torba e hanno gli stessi sintomi. Non credo che il fenomeno sia naturale perchè a partire dall'esterno seccano le foglie sempre più interne fino a morire del tutto e senza mai fiorire. Nell'acqua di annaffiatura metto sempre un pò di fertilizzante.Quale può essere la causa? Grazie in anticipo dell'aiuto.

la mia risposta:

Salve Domenico,

grazie di avermi scritto. Nei Sempervivum può capitare abbastanza spesso che le foglie più esterne secchino progressivamente fino a scomparire, e nella maggior parte dei casi si tratta di un fenomeno naturale. La pianta cresce a rosetta e, man mano che produce nuove foglie al centro, quelle più vecchie e periferiche completano il loro ciclo vitale, si disidratano e muoiono. Se il cuore della rosetta rimane compatto, sodo e di colore normale, non è un segnale di malattia.

Nelle tue foto il problema però sembra più marcato e serio e a parer mio può dipendere da una eccessiva umidità anche se è solo una ipotesi perchè non mi hai indicato se stanno all'aperto, il tipo di terriccio utilizzato e l'esposizione. Il Sempervivum arachnoideum è una specie che sopporta benissimo il freddo ma teme moltissimo i ristagni idrici, quindi li puoi lasciare all'aperto l'importante è fornirgli un terreno molto minerale, drenante in modo che asciughi rapidamente.

Anche una scarsa esposizione alla luce può contribuire al problema. Se coltivato in ombra o mezz’ombra persistente, il sempervivum tende a indebolirsi, le rosette perdono compattezza e le foglie esterne deperiscono più rapidamente. Questa specie, invece, dà il meglio di sé in pieno sole o comunque in una posizione molto luminosa. Considera comunque che ogni rosetta ha un ciclo vitale limitato: dopo alcuni anni, e soprattutto dopo la fioritura, la rosetta madre muore naturalmente. In genere però questo avviene dopo aver prodotto numerosi polloni laterali che continuano a vivere e a svilupparsi. è il loro modo per riprodursi. Prova a cambiare completamente la terra usando terriccio ricco di inerti (pomice/lapillo/perlite e in primavera e autunno bagnali abbondantemente quando il terriccio è asciutto. Nel trapianto approfittane per eliminare le foglie secche. Vedrai che riprenderanno. C'è una famosa leggenda sul nome che, vado a memoria, il botanico che gli diede questo nome fu perchè mettendoli tra le pagine di un libro per conservarli faticava a farli morire! 

Continua a seguirmi per altri consigli e non esitare a contattarmi se hai altri dubbi.

Buona coltivazione.

Sergio


Domande e Risposte | 21-04-26 04:41 | Visite: 184

Consiglio per Pseudolithos migiurtinus

La rubrica dei consigli

Mi scrive Federica per chiedermi un consiglio su un nuovo acquisto:

Sono Federica, con l'occasione mi presento, mi sono iscritta ad un sito del cactus da poco e amo le cactacee, ma a volte non mi sento brava nel gestirle. Da qualche giorno ho acquistato un pseudolithops e l'ho svasando il giorno seguente per vedere come fosse l'apparato radicale, ma mi è sembrato marcio, tant'è che le radici erano molle(il pane era zuppo) e si staccavano facilmente, guardando con più attenzione ho visto delle macchie nere che ho ritagliato fino alla zona a mio parere sana, ho messo la cannella come cicatrizzante ed ho lasciato ad asciugare (penso di ripiantare tra 3 giorni). 

Secondo Lei come è meglio trattarla?

Anticipatamente La ringrazio.

Il mio consiglio:

Ciao Federica,
grazie di avermi scritto e benvenuta. Hai fatto bene a svasarlo e controllare le radici, è una operazione fondamentale quando si acquistano nuove piante. Spesso trovo piante infestate di cocciniglia o con apparato radicale in pessimo stato, per non parlare dei substrati... Mi sorprende che lo hai trovato con il substrato bagnato perché ancora non è periodo di bagnarli e con loro c'è poco da rischiare, una volta che parte il marciume non si salvano. Tornando alle foto, se mi baso sulle prime due, fortunatamente il colletto sembra ok quindi lascia asciugare ancora qualche giorno e trapiantalo in substrato completamente minerale zeolite e pomice al 50%. quando le temperature minime saranno stabilmente sopra i 12 gradi inizia a bagnare da sotto per subirrigazione, entro qualche mese dovresti sentirlo affrancato al terriccio. Da li in poi puoi trattarlo come le altre, evita bagnate in piena estate non le gradiscono.
Buona coltivazione e continua a seguirmi!
Sergio


Domande e Risposte | 14-04-26 10:28 | Visite: 209

Aiuto per Copiapoa humilis

La rubrica dei consigli

Mi scrive un vecchio amico di Napoli che ho conosciuto tanti anni fa e che continua a seguirmi con affetto. Mi pone un quesito:

Ciao Sergio, ho un problema con la Copiapoa  humilis. Cresciuta molto bene per 3 anni ad ottobre scorso si è scottata, lo dico perché in quei giorni alcune piante hanno subito scottature e poi sono inesorabilmente seccate. ( Astrophytum asteria, gymnocalicium scaglione, un paio di turbinicarpus, diciamo più che messicane . La pianta di circa 3 cm di diametro si presentava pollonata. Nel giro di 24 h e’ sparita, non mi è stato facile ritrovarla. L’ho lasciata così come vedi da novembre. Rigorosamente all’asciutto. Chiedo consigli su cosa fare. I polloncini sembrano verdastri. Cosa faccio. La rinvaso? 

Ciao Paolo, si, direi che la prima cosa da fare vedendo le foto è vedere cosa è rimasto di sano sotto al colletto. Se c'è ancora vita separa i polloni e rimettili a radicare in ombra su terreno un po più spinto. Bisognerebbe ripulire bene tutte la parti morte delle radici, lasciare asciugare qualche giorno e trapiantare. Il caldo almeno qui è arrivato quindi potrai poi lasciargli un sottovaso così che il terriccio si inumidisca bene. L'acqua data per subirrigazione (cioè dal basso per capillarità) sprona le piante ad emettere le radici ed a richiamarle verso il basso. Da quel che vedo è difficile però capire la causa, l'ipotesi che hai dato è plausibile, una forte scottatura su piante di dimensioni ridotte può essere letale. Ho notato che sino a quando la parte scottata è limitata al 20% della pianta generalmente si salva. Bisogna prestare particolare attenzione soprattutto se la scottatura è dovuta a spostamenti in zone con poca circolazione d'aria, perchè sole forte ma con vento solitamente non crea danni.

Per completezza, l'immagine postata di quel che è rimasto della pianta, è compatibile anche con quello che viene chiamato volgarmente "marciume secco" causato da funghi del genere Fusarium spp. Ma è davvero impossibile da stabilire in questo stadio.

So quanto tieni alle tue piante da seme e spero che riesca a salvare qualche pollone per ripartire. A presto, un caro saluto.

Sergio


Domande e Risposte | 07-04-26 16:26 | Visite: 166

Buco su Pachycereus pringlei

La rubrica dei consigli

Gabriele, un amico di unsitodelcactus.it mi chiede un consiglio via mail a info@unsitodelcactus.it:

Buonasera sono a chiedere un supporto per questo cactus che oggi , dopo aver aperto la copertura di protezione che avevo messo su una serie di piante succulente e grasse, ho ritrovato con un paio di fori e con una parte centrale imbrunita.  Allego alcune foto. Si può fare qualcosa? Si può fare una potatura tagliando solo  la parte centrale ? O tutta la parte superiore?

Se taglio il fusto in tre parti buttando la parte centrale con marciume, posso mettere la parte superiore sana su quella inferiore anch' essa sana, magari steccandola? Oppure la parte inferiore devo "stuccarla" con mastice da potatura perché non perda umidità e la parte superiore provo a ripiantarla perché radichi?
Insomma non so come affrontare il problema e mi spiace moltissimo perdere questa pianta. Grazie per l'aiuto e dei preziosi consigli.

La mia risposta:

Ciao Gabriele, grazie a te di avermi scritto.
Trattasi di marciume molle causato da funghi favoriti dalla temperatura bassa e da eccesso di umidità. Per evitare che il marciume avanzi é utile scavare il prima possibile e rimuovere tutta la parte scura sino ad arrivare alla polpa sana.
Usa un cucchiaino che pulirai con alcool ad ogni passaggio. Una volta arrivato alla polpa sana puoi lasciare le ferite all'aria oppure cospargerle di cenere di legna. Se la parte compromessa é molto profonda conviene cimare di netto ed emetterá dei fusti laterali.Ti sconsiglio l'innesto perchè è molto improbabile che attecchisca, di solito come portainnesto si usano piante più robuste (es mirtyllocactus), non conviene usare una pianta che ha subito un trauma, rischia di seccare lei e la parte innestata sopra. 
Se invece lasci asciugare bene le parti sezionate (diverse settimane) sino a quando non fanno un callo e poi messe a radicare come talee su pomice o zeolite mantenuta leggermente umida sino a radicazione. Per la parte bassa invece già radicata, sul taglio, puoi metterci o cenere di legna oppure lasciarla senza nulla asciugare all'aria. Il mastice su tagli non legnosi in generale è meglio non usarlo perchè non fa traspirare e aumenta le probabilità di marciumi.

Ti riporto nell'ultima foto i tagli che farei io per salvare la base e la parte alta eliminando la parte più compromessa.
In inverno conviene riparare in modo che non ricevono acqua senza coprirle completamente in modo che l'umidità non sia eccessiva perché se rimane dil fusto causa questo tipo di problema. Sono piante che se completamente asciutte reggono bene anche brevi gelate. 

Buona coltivazione e continua a seguirmi per non perderti altri consigli!

 


Domande e Risposte | 31-03-26 08:59 | Visite: 254

Help! Semi non germinati

La rubrica dei consigli

Mi scrive Matteo per un consiglio su una semina invernale.

Ciao Sergio,

Spero stai bene. Seguo sempre gli aggiornamenti del sito. Volevo porti alcune domande riguardo a alcuni problemi che ho su delle semine.

Ho provato a seminare a dicembre dei semi di mammillaria, gymno mihialinovi, gymno sconosciuto e neoporteria. Dopo 1 mese circa sono spuntati solo il gymno sconosciuti e la neoporteria. Gli ho bagnati 2 volte con anti fungo e oggi con acqua normale. Lascio il contenitore sul calorifero con sotto un asse di legno e ora la scatole è aperta di 2/3cm. Sono spuntati...domanda: per quelli spuntati come mi comporto ? Per quelli non spuntati è per via dei semi o posso provare a farli seccare e riprovare magari tra qualche mese ? 

La mia risposta:

Ciao Matteo,

Ho visto le semine, mi paiono molto asciutte, per i primi mesi hanno bisogno del 100% di umidità. Ti conviene avvolgere i singoli vasetti con del domopak oppure un vetro ed evitare di scoprirli per evitare il blocco della germinazione. Con semine a dicembre però se non hai growled per aumentare le ore di luce stenteranno a crescere dopo la germinazione. Meglio seminare adesso da marzo in poi con almeno 11ore di luce. Il calorifero potrebbe dare troppo calore e bloccare la germinazione. Per i semi non germinati puoi recuperarli e fare un tentativo lasciandoli in ammollo nell'acqua anche 24 ore (esistono fitostimolanti se vuoi) e poi riseminarli su nuovo substrato. Negli anni ho notato che se uso fungicida prima della semina la percentuale di germinazione si abbassa, per questo uso il fungicida solo dopo la germinazione. Ricordati che tra i documenti c'è il manuale della semina perfetta che puoi scaricare gratuitamente con tutti i trucchi che ho imparato negli anni!

Buona semina. 

Sergio


Domande e Risposte | 24-03-26 06:09 | Visite: 223

Macchia bruna su pollone di Gymnocalycium chacoense, cosa è meglio fare?

La rubrica dei consigli

Mi scrive Boris, un amico di unsitodelcactus per chiedermi un suggerimento su macchie brune su un pollone di Gymnocalycium

Ciao Sergio, qui finalmente giornate soleggiate molto primaverili, solo le temperature minime notturne tra i 4 e i 5 gradi frenano ancora l' inizio di interventi corposi. Nelle ultime 2 settimane c' era alta pressione, ma le nebbie e le foschie coprivano il cielo, con il risultato che il sole per le piante era pressoche' assente. Unico vantaggio le temperature notturne veramente tiepide. Speriamo che non ci siano considerevoli ritorni di freddo, qui al nord non sarebbero poi rari...
Ti sottopongo questo Gymnocalycium che, al di la' di qualche sporadica macchia di ruggine o simile apparentemente poco preoccupante, presenta un pollone marcescente che mi obbliga, dimmi se sbaglio, un intervento tempestivo. La pianta aveva ormai bisogno di un trapianto in contenitore piu' ampio, il contatto tra i pollini e il bordo del vaso puo' aver inciso sulla problematica. Si era espansa velocemente nell' ultimo anno. In assenza di danno avrei ancora atteso qualche settimana, ma sara' meglio che intervenga subito. Oggi non ce la faccio, domani eseguiro' l' operazione. Speriamo che non siano coinvolti altri polloni o la pianta madre. Secondo te dovrei approffittarne anche per dare una spolverata di rameico?
Grazie e a presto.

 

La mia risposta:

Ciao Boris, non sbagli, se vuoi moltiplicarla spollona ma aspetta prima di rinvasare almeno una settimana così si asciugano bene le radici.
Tanto devi farlo per eliminare il pollone morente e perchè il vaso sta per esplodere! Quindi a questo punto fatti qualche doppione prima di rinvasare separando i più piccoli laterali.
Evita di usare il terriccio che potrebbe essere compromesso. Credo che qualche spina di un vicino abbia bucato l'epidermide e da li è entrato il fungo ma nulla di grave ce ne sono tanti altri :).
Sergio

Ecco le sue foto dopo aver seguito il suggerimento ed eliminato il pollone colpito.


Domande e Risposte | 17-03-26 09:47 | Visite: 251

Macchie su Pleiospilos nelii

la rubrica dei consigli

Mi scrive Nicola per chiedermi un parere:

Ciao Sergio, ti scrivo per sottoporti una questione che sarebbe forse  interessante anche come tema per la rubrica dei consigli. Da almeno un paio di anni alcuni miei pleiospilos si sono imbruniti sulla sommità. Ho pensato che fosse a causa di troppo sole ma  quando in inverno hanno rimesso le nuove foglie anche quelle avevano lo stesso problema. Ho aspettato un ulteriore anno e di nuovo sta succedendo la stessa cosa: epidermide delle nuove foglie che ha già i segni di quel che sembra una bruciatura. Non ho notato nessun parassita visibile. Il sole di dicembre non mi sembra in grado di fare danni. Che cos’è secondo te? Un fungo forse ?Grazie in anticipo

La mia risposta:

Ciao Nicola, grazie del quesito, avrei fatto esattamente la tua stessa valutazione iniziale ovvero scottatura da sole diretto ma ovviamente come giustamente dici le foglie nuove, protette, avrebbero avuto il colore "normale".
Per me può essere un fungo o batteri, mi è capitato su alcune piante che l'infezione parta dall'interno, lentamente, vivono magari per anni, come evidente sofferenza e poca vigoria ma poi la fine è sempre la stessa. Anche se è molto difficile senza esami di laboratorio generalizzando possiamo distinguere i due tipi di attacco:
Fungo = macchie + muffa, marciume lento, senza odore.
Batterio = marciume veloce, tessuto molle, odore cattivo.

In entrambi i casi son poche le armi che abbiamo a disposizione in questi casi una volta che la pianta è infetta. Prevenzione (fornirgli le condizioni migliori) e rapidità nell'accorgersene. Nella prima immagine sembra che le foglie abbiano subito un trauma meccanico forse il tutto è nato da li.

Ti consiglierei se non lo hai già fatto di isolarla dalle altre, anche se questo tipo di infezioni normalmente non son contagiose come le malattie fungine. Rinnoverei il substrato anche per approfittarne per controllare lo stato delle radici. Non lasciarla al sole diretto per precauzione, avendo l'epidermide già danneggiata sta producendo poca fotosintesi e non è in forze per sopportare troppo stress. Bisognerà aspettare il prossimo cambio foglie per vedere se migliora quindi servirà comunque pazienza.

 


Domande e Risposte | 13-01-26 09:04 | Visite: 295

Aiuto Innesto marcito

La rubrica dei consigli

Mi scrive Luisa per un innesto fallito:

Ciao unsitodelcactus e buon anno. Per fare delle prove ho innestato una Mammillaria su Myrtillocactus geometrizans. Dopo 7–10 giorni l’area di giunzione è diventata scura e molle. Strumenti sterilizzati, ambiente asciutto, pressione con elastici leggeri. Dove posso aver sbagliato? Posso salvare il portainnesto o devo sostituirlo?

Ciao Luisa, grazie di avermi scritto e buon anno anche a te. Ti elenco le possibili cause, almeno quelle che per me sono le più probabili e frequenti:

- Mancato allineamento dei fasci vascolari (xilema/floema) tra marza e portainnesto che porta alla necrosi.
- Eccesso di pressione o movimento durante i primi giorni causano micro-scollamenti e infezioni.
- Umidità residua sulla superficie di taglio possono portare a proliferazione batterica/fungina, io premo leggermente facendo un movimento rotatorio per eliminare bolle d'aria.
- Tagli non netti (lama non perfettamente affilata), i tessuti potrebbero essersi schiacciati, la superficie si ossida per poca aderenza.
- Marza non in piena turgescenza o con tessuto già stressato , le due parti devono essere "in tiro", se non c'è compatibilità immediata la percentuale di successo sende drasticamente. Se l'innesto l'hai fatto in questo periodo di riposo è molto probabile che sia questo il motivo del fallimento.

Cosa farei ora:  Isola la marza, se è molle/nera, non c'è nulla da vare va eliminata. Se c’è una porzione sana, recidi finché il tessuto appare verde pulito. 
Valuta il portainnesto, se la necrosi è superficiale, rifila con lama sterilizzata fino a tessuto uniformemente verde e asciutto. Se il nero scende in profondità o l’odore è sgradevole, taglia 1–2 cm al di sotto e lascia cicatrizzare 48 h. Se è molto compromesso, ovvero rimane meno di 5cm di altezza meglio non riprovare.

Effettua tagli perfettamente piani su entrambi i pezzi.
Appoggia la marza centrando almeno un anello vascolare.
Fissa con pellicola/elastici a pressione moderata (non strangolare). Io uso gli elastici delle vecchie mascherine, sono piatti e hanno la giusta tensione. Mantieni in ombra luminosa, 20–26°C, zero bagnature per 7–10 giorni. Se hai un germinatoio o un tappetino riscaldante meglio usarlo. Evita correnti d’aria e vibrazioni (ventole) nei primi 3–4 giorni.

Quando tagli usa lame nuove o fiamma/alcool 70% e non toccare con dita le superfici di taglio. 

Controllo: dopo 7 giorni, se la marza resta turgida e l’area è chiara, rimuovi gradualmente la fasciatura. Se vedi trasudato o imbrunimento, ripeti il rifilo come sopra.

Spero di esserti stato d'aiuto, fammi sapere come va! Ciao e buona coltivazione!

 

Aggiungo 2 foto di un innesto fallito e una foto dove ho voluto evidenziare i fasci linfatici che devono toccarsi in almeno due punti, oppure se hanno llo stesso diametro devono sovrapporsi


Domande e Risposte | 05-01-26 12:33 | Visite: 307

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