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Stephania erecta
La pianta della settimana. Scheda tecnica.
Famiglia: Menispermaceae
Genere: Stephania
Nome scientifico: Stephania erecta Craib, Bull. Misc. Inform. Kew 1922(8): 229 (1922)
Sinonimia e specie affini: Considerata sinonimo di Stephania pierrei secondo Kew Science. Specie affini nel genere includono Stephania venosa, Stephania japonica e altre specie caudiciformi affini.
Etimologia: Stephania deriva dal greco “stephanos”, che significa “corona” o “ghirlanda”, in riferimento alla disposizione spiralata delle foglie attorno ai fusti. L’epiteto erecta deriva dal latino “erectus”, che significa “eretto” o “diritto”, probabilmente riferito al portamento iniziale dei giovani germogli prima che i fusti diventino rampicanti.
Origine: Sud?Est asiatico, in particolare Thailandia e Laos.
Habitat: Foreste decidue montane caratterizzate da una marcata stagione secca e da un periodo di dormienza. Cresce in suoli ben drenati, spesso pietrosi o sabbiosi, con forte alternanza tra stagione umida e stagione arida.
Descrizione: Stephania erecta è una specie erbacea perenne caudiciforme dotata di un caudex tuberoso molto sviluppato, di consistenza legnosa, che funge da organo di riserva idrica durante la stagione secca. Il caudex è generalmente globoso o appiattito, con superficie suberosa, rugosa o screpolata, e può raggiungere dimensioni notevoli negli esemplari maturi. Dal caudex emergono fusti erbacei sottili, inizialmente eretti e successivamente rampicanti o volubili, caratteristica comune nel genere. I fusti possono raggiungere anche un metro di lunghezza in natura. Le foglie sono peltate, con il picciolo inserito al centro della lamina. La forma è orbicolare o reniforme, talvolta leggermente cordata alla base. La lamina è verde brillante, glabra sulla pagina superiore e talvolta leggermente pubescente su quella inferiore. Le nervature principali si irradiano dal punto di inserzione del picciolo, formando una venatura palmata molto evidente. Il margine fogliare è intero. La disposizione delle foglie lungo il fusto è spiralata. La fioritura è rara in coltivazione. In natura la specie produce infiorescenze a pannocchia o racemo con piccoli fiori giallastri poco appariscenti. La pianta è dioica, con fiori maschili e femminili portati su individui differenti. Il frutto è una drupa globosa contenente un singolo seme reniforme. Durante la stagione secca la pianta entra in dormienza: i fusti disseccano e rimane attivo solo il caudex, che conserva le riserve necessarie alla ripresa vegetativa.
Coltivazione: Richiede luce abbondante ma indiretta. Preferisce temperature calde superiori ai 20°C e teme il freddo. Necessita di substrato molto drenante, composto da materiali minerali e inerti. L’irrigazione deve essere moderata, lasciando asciugare completamente il terreno tra una bagnatura e l’altra. Da noi vegeta da fine primavera, generalmente tra fine aprile e maggio, quando le temperature minime superano stabilmente i 18–20°C.
È in questo momento che il caudex “si sveglia” e comincia a emettere i primi germogli. Durante il riposo vegetativo che inizia a fine settembre perde le foglie e va mantenuta completamente asciutta. Ideale in ambienti interni luminosi o serre temperate con buona ventilazione.
Moltiplicazione: Principalmente per seme. Possibile anche tramite talea dei fusti, sebbene meno comune. La germinazione richiede calore costante e substrato leggero.
Articoli | 27-12-25 14:40 | Visite: 163
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