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Hoodia gordonii: la pianta dei cacciatori del Kalahari

Una succulenta che unisce scienza e leggenda

Tra le tante piante succulente africane, poche hanno una storia affascinante quanto la Hoodia gordonii, una specie dall’aspetto ruvido e spigoloso che per secoli ha accompagnato le popolazioni indigene del Kalahari nelle loro lunghe battute di caccia.
Forse non tutti sanno che è conosciuta come la “pianta che toglie la fame”, ma dietro la sua fama ci sono tradizioni antichissime, adattamenti incredibili e una biologia sorprendente.

La Hoodia gordonii cresce spontaneamente nelle zone più ostili del deserto del Kalahari, un ambiente di temperature estreme, venti costanti e precipitazioni scarse.
Dalla natura selettiva di questo habitat sono nati i suoi caratteri unici: fusti carnosi e verticali, capacità di immagazzinare enormi quantità di acqua, metabolismo lentissimo e straordinaria resistenza alla disidratazione
È un esempio perfetto di adattamento estremo, capace di prosperare dove molte altre piante falliscono.

Per comprendere davvero la Hoodia gordonii, bisogna tornare indietro nel tempo.
I cacciatori San (spesso chiamati “Boscimani”) percorrevano per giorni il loro territorio in cerca di selvaggina, senza possibilità di trasportare cibo o acqua in grandi quantità.
Per affrontare la fatica e il digiuno, masticavano piccoli pezzi di Hoodia gordonii, che riusciva a: placare la fame, ridurre la sensazione di sete, dare energia costante e far mantenere lucidità e resistenza per ore.

Il segreto? Molecole attive naturalmente presenti nella polpa, oggi oggetto di studi scientifici. Non era un trucco, ma una profonda conoscenza ecologica tramandata per generazioni.

Il principio attivo che incuriosì il mondo
Quando esploratori e ricercatori occidentali vennero a conoscenza di questa pianta, ne rimasero affascinati.
La Hoodia divenne ben presto oggetto di ricerche per isolare un composto, chiamato P57, ritenuto responsabile del suo potere di soppressione dell’appetito.
Questo portò alla raccolta intensiva in natura, a tentativi di coltivazione su larga scala, a un boom mediatico che la trasformò in un fenomeno commerciale. 
Oggi la Hoodia è protetta in alcune aree e la sua raccolta è regolata per preservare le popolazioni selvatiche.

La Hoodia gordonii ha fusti cilindrici, verde-grigiastro, possono apparire “spinosi” o ruvidi. Ma la vera sorpresa arriva quando fiorisce. I suoi fiori sono robusti e stellati, vanno dal porpora al rosso scuro, emanano un odore pungente e simile alla carne in decomposizione per un motivo preciso: l’odore attira mosche e insetti saprofagi, i suoi principali impollinatori. È un ulteriore esempio di straordinaria strategia evolutiva.

Ma quindi cosa c'è di vero?

Le ricerche hanno verificato che in animali come il ratto, alcuni glicosidi pregnanici isolati dalla Hoodia (in particolare il composto P57) hanno ridotto l’assunzione di cibo e il peso corporeo in più esperimenti preclinici. Questo ha acceso l’interesse farmaceutico iniziale e portato a brevetti e progetti di sviluppo di un farmaco anti-obesità basato su Hoodia. 

Ma negli esseri umani, però, le evidenze sono deboli. L’unico trial clinico controllato di buona qualità (49 donne sovrappeso, 15 giorni di somministrazione di un estratto purificato di Hoodia vs placebo) non ha mostrato riduzione significativa né dell’introito calorico ad libitum né del peso, ma ha evidenziato effetti avversi (nausea, vomito, alterazioni della pressione e della frequenza cardiaca, aumenti di bilirubina e fosfatasi alcalina).  Anche la sintesi dell’NCCIH (ente ufficiale USA per la medicina integrativa) sottolinea che una sola piccola sperimentazione in umani non ha evidenziato efficacia e ha sollevato preoccupazioni di sicurezza. In conclusione non ci sono prove di efficacia in studi umani più significativi; un trial ha mostrato nessun calo di calorie o peso e più effetti avversi rispetto a placebo, sono stati osservati aumenti di pressione e frequenza cardiaca quindi la sicurezza ha fatto scemare le ricerche e gli investimenti.

Rimane però una storia interessante che unita al fascino di questa pianta la rende ancora più particolare.

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Articoli | 10-03-26 06:50 | Visite: 248

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