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Pseudolithos mccoyi

La pianta della settimana. Scheda tecnica

Nome scientifico: Pseudolithos mccoyi

Pubblicazione: Lavranos & Mies, pubblicata in Asklepios, vol. 82: 29, nel 2001

Famiglia: Apocynaceae (sottofamiglia Asclepiadoideae, tribù Ceropegieae; nella letteratura succulentofila più datata la specie viene spesso classificata ancora nella vecchia famiglia Asclepiadaceae, oggi confluita in Apocynaceae)

Genere: Pseudolithos

Sinonimi: Anomalluma mccoyi (Lavranos & Mies) Meve & Liede, pubblicato nel 2002 a seguito degli studi filogenetico-molecolari sulla tribù delle Ceropegieae, che hanno portato alla reistituzione del genere Anomalluma; più recentemente Ceropegia mccoyi (Lavranos & Mies) Bruyns, pubblicato nel 2017, nell'ambito di una revisione ancora più radicale che ha inglobato numerosi generi stapeliadi nel grande genere Ceropegia. La comunità dei coltivatori e la maggior parte della letteratura divulgativa continuano tuttavia a impiegare il nome Pseudolithos mccoyi, che resta quello di riferimento anche in questa scheda.

Etimologia del genere: Pseudolithos deriva dal greco pseudes, falso, e lithos, pietra, e significa letteralmente "falsa pietra". Il nome allude all'aspetto mimetico dei fusti, tozzi, rugosi e tessellati, che ricordano ciottoli o piccole pietre più che organismi vegetali, permettendo alla pianta di confondersi con il suolo roccioso e ghiaioso in cui cresce. Il genere fu descritto per la prima volta nel 1965, dopo un primo tentativo di collocazione, nel 1956, nel genere Lithocaulon, nome poi scartato perché già impiegato per un genere fossile di alghe.

Etimologia della specie: L'epiteto mccoyi è un patronimico dedicato a una persona di cognome McCoy, verosimilmente legata alla scoperta, alla raccolta o alla coltivazione della pianta negli ambienti specialistici che negli anni '90 e primi 2000 gravitavano attorno a Lavranos. Le fonti disponibili non riportano però in modo esplicito e verificabile l'identità completa del dedicatario, per cui è preferibile non attribuire con certezza il nome a una figura specifica.

Distribuzione e habitat: La specie è endemica dell'Oman meridionale, nella regione del Dhofar, dove la località tipo è stata indicata nei pressi di Mirbat, a circa 80 metri di quota. Cresce su substrati ghiaiosi e pietrosi in ambienti desertici o di boscaglia arida, tipici della fascia costiera e sub-costiera che si affaccia sul Mar Arabico, in condizioni di caldo intenso, forte insolazione e piovosità estremamente scarsa e irregolare, concentrata perlopiù nella stagione del monsone del Dhofar (il khareef).

Descrizione: Pseudolithos mccoyi è una succulenta di dimensioni minuscole, priva di foglie, con fusti sottili, grigi, ruvidi e quadrangolari, dalla superficie finemente rugosa e percorsa da tubercoli triangolari (podari) ben marcati, che le conferiscono un aspetto quasi rettiliforme. A differenza di gran parte delle altre specie del genere, dai fusti globosi o cubiformi e generalmente solitari, mccoyi si ramifica precocemente, già a partire dai primi mesi di vita, formando con il tempo piccoli cespi larghi pochi centimetri. I fusti si originano da una base bulbosa, carattere che la distingue dalla specie più simile, Pseudolithos dodsonianus. I fiori sono minuscoli, di pochi millimetri di diametro, stellati, di colore che spazia dal marrone scuro al verde oliva con maculature più scure; come in molte stapeliadi, emanano un odore sgradevole, simile a carne in decomposizione o a sterco, funzionale all'impollinazione entomofila operata da mosche.

Coltivazione: È considerata una delle specie più difficili dell'intero genere, insieme a Pseudolithos caput-viperae, e viene spesso coltivata innestata su portainnesti più vigorosi (tipicamente Ceropegia o Caralluma robuste) proprio per compensare la sua delicatezza su radici proprie. Richiede un substrato completamente minerale, estremamente drenante, e va posizionata in orizzontale sulla superficie del terreno senza interrare la base dei fusti. Necessita di luce molto intensa ma filtrata nelle ore più calde, ottima ventilazione e temperature invernali che non scendano sotto i 10 °C, sebbene tolleri per brevi periodi minime attorno ai 5 °C. L'irrigazione va gestita con grande attenzione: sia gli eccessi sia una siccità troppo prolungata possono innescare marciumi, per cui è preferibile annaffiare con regolarità nei mesi caldi e limitarsi a bagnature leggere e occasionali in inverno se la temperatura ambientale lo consente. È una pianta che si avvantaggia di un vaso piuttosto piccolo rispetto alle sue dimensioni.

Moltiplicazione: Avviene per seme, quando reperibile, oppure, più comunemente in coltivazione, per innesto, tecnica che riduce sensibilmente i rischi di marciume e accelera la crescita rispetto alla coltivazione su radici proprie. I semi, se disponibili, germinano con relativa facilità e le piantine possono arrivare a fiorire già a distanza di pochi mesi dalla semina, un tratto insolito per una stapeliade di crescita così lenta da adulta.

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Articoli | 03-07-26 20:35 | Visite: 84

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