Articolo
Aloe broomii Schönland
La pianta della settimana. Scheda tecnica
Nome scientifico
Aloe broomii Schönland
Pubblicazione
Records of the Albany Museum, volume 2, pagina 137, anno 1907. La pubblicazione originale è a firma di Selmar Schönland, botanico tedesco naturalizzato sudafricano, direttore dell'Albany Museum di Grahamstown.
Famiglia
Asphodelaceae, sottofamiglia Asphodeloideae. In letteratura più datata la specie viene talvolta collocata nella famiglia Aloaceae o persino Liliaceae, classificazioni oggi superate dai sistemi di classificazione molecolare moderni, che accorpano il genere Aloe in Asphodelaceae.
Genere
Aloe
Sinonimi
Non risultano sinonimi eterotipici accertati nei principali database tassonomici consultati. La specie è invece suddivisa in due varietà accettate, la varietà nominale Aloe broomii var. broomii e Aloe broomii var. tarkaensis Reynolds, quest'ultima descritta nel 1936 e diffusa nel Capo sudorientale.
Etimologia
Il nome generico Aloe deriva, attraverso il latino e il greco antico aloe, da un termine semitico, probabilmente ebraico o arabo, che significa amaro, in riferimento al sapore del succo contenuto nelle foglie di molte specie del genere. L'epiteto specifico broomii è un patronimico che onora Robert Broom, medico, paleontologo e naturalista scozzese naturalizzato sudafricano, che raccolse per primo questa pianta nel 1905 nei pressi di Pampoenpoort, tra Carnarvon e Victoria West, nell'attuale Capo Settentrionale.
Distribuzione e habitat
Specie endemica del Sudafrica centrale e del Lesotho meridionale. L'areale si estende dal Capo Settentrionale e dal Karoo centrale, attraverso il Capo Orientale nei pressi di Tarkastad, fino allo Stato Libero centrale e al Lesotho meridionale. Cresce ad altitudini comprese tra 1000 e 2000 metri, su pendii rocciosi esposti a nord, in praterie, Nama Karoo e boscaglia di ginepri su creste ferrose, in aree con precipitazioni scarse, tra 300 e 500 millimetri annui, concentrate soprattutto in estate.
Descrizione
Aloe broomii è una succulenta robusta a fusto corto, generalmente solitaria, anche se occasionalmente la base può ramificarsi formando gruppi di due o tre rosette. Le foglie, disposte in una rosetta densa e ampia che può raggiungere un metro di diametro, sono di colore verde chiaro o verde giallastro, spesso debolmente striate, carnose e lanceolate, con il terzo apicale che tende a seccarsi e imbrunire. I margini sono armati di piccoli denti scuri, quasi neri, un tratto distintivo rispetto ad altre specie affini i cui denti sono generalmente verdi o biancastri. L'infiorescenza, che compare tra settembre e ottobre nell'areale d'origine, è la caratteristica più distintiva della specie: si tratta di un racemo semplice, raramente biforcato, alto da 90 a 150 centimetri, spesso e compatto quanto un braccio, densissimo di fiori. I boccioli e i fiori, di colore giallo pallido tendente al verdastro e lunghi circa 20-25 millimetri, restano completamente nascosti da brattee biancastre lunghe circa 30 millimetri, così che dell'infiorescenza si vedono sporgere soltanto stami e stigmi. Questo aspetto insolito, che ricorda un serpente eretto tra l'erba, è all'origine del nome comune inglese snake aloe, mentre il nome mountain aloe deriva dall'habitat montano e collinare. I semi sono alati.
Coltivazione
Aloe broomii richiede esposizione in pieno sole per sviluppare una rosetta compatta e per fiorire regolarmente; in condizioni di luce insufficiente, come spesso accade in coltivazione in terrazzo o in serra poco luminosa, la pianta tende a vegetare senza fiorire. Necessita di substrato minerale, poroso e ben drenante, tipico delle miscele per succulente, con innaffiature moderate durante il periodo vegetativo primaverile-estivo e pressoché sospese in inverno. È importante evitare ristagni d'acqua al centro della rosetta e nel substrato, poiché la specie è sensibile ai marciumi radicali. In natura tollera un certo grado di aridità e sbalzi termici stagionali marcati, tipici del clima del Karoo, con estati calde e inverni freddi; in coltivazione si comporta bene anche all'aperto in climi mediterranei con inverni miti, mentre necessita di riparo o coltivazione in vaso nelle zone soggette a gelate prolungate. Si adatta bene sia alla coltivazione in vaso, purché ampio e con ottimo drenaggio, sia in piena terra in giardini rocciosi.
Moltiplicazione
La specie, essendo perlopiù solitaria e raramente prolifera con getti basali, si riproduce principalmente per seme. La semina va effettuata in substrato minerale fine e ben drenato, con temperature calde e umidità costante ma senza ristagni, tipicamente in tarda primavera o inizio estate. Quando la pianta forma occasionalmente più teste basali, è possibile procedere anche per separazione dei polloni, avendo cura di lasciare asciugare la superficie di taglio prima di porre a radicare il nuovo esemplare in substrato asciutto e ben drenante.
Articoli | 01-08-26 10:25 | Visite: 103
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