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Euphorbia clava
La pianta della settimana. Scheda tecnica
Nome scientifico: Euphorbia clava Jacq.
Pubblicazione: descritta da Nikolaus Joseph von Jacquin in Icones Plantarum Rariorum, volume 1, tavola 85, pagina 9, nel 1784. Il nome è oggi accettato da Plants of the World Online (Kew Science) e da IPNI.
Famiglia: Euphorbiaceae
Genere: Euphorbia L., 1753. Genere immenso e cosmopolita, comprendente diverse migliaia di specie con portamenti estremamente variabili, dalle erbacee annuali alle forme arboree e cactiformi tipiche dell'Africa australe, cui appartiene anche questa specie.
Sinonimi: secondo POWO/Kew sono riconosciuti come sinonimi eterotipici Euphorbia canaliculata Lam. (1788), Euphorbia clavata Salisb. (1796, da non confondere per assonanza con l'epiteto valido), Euphorbia coronata Thunb. (1800) e Treisia tuberculata Haw. (1819); come sinonimo omotipico Treisia clava (Jacq.) Haw. (1812), basato sullo stesso tipo nomenclaturale. Va segnalato il nome Euphorbia haworthii Sweet (1826), citato in letteratura ma considerato nom. illeg. per omonimia successiva.
Etimologia: Euphorbia ricorda Euforbo, medico greco al servizio di Giuba II, re della Mauretania nel I secolo a.C., a cui Plinio il Vecchio attribuisce la scoperta delle proprietà medicinali del lattice di alcune specie del genere; fu Linneo a fissare il nome nel 1753. L'epiteto specifico clava deriva dal latino clava, "clava, mazza", e allude alla forma dei giovani fusti e dei rametti, rigonfi verso l'apice come l'arma omonima.
Distribuzione e habitat: specie endemica del Capo Orientale (Eastern Cape), Sudafrica, con areale ristretto tra le località di Humansdorp e King William's Town. Cresce in ambienti a clima subtropicale, tipicamente in boscaglia xerofila e cespuglieti succulenti (thicket), su suoli ben drenati.
Descrizione: arbusto succulento che con il tempo forma cespugli densi, alto da 60 cm fino a circa 1,5 m. I fusti sono cilindrici, verde intenso, eretti, semplici o poco ramificati, percorsi da coste con tubercoli esagonali disposti in file regolari, lunghi fino a circa 6 mm e larghi 1-1,5 cm alla base; nei rametti giovani l'aspetto è marcatamente clavato, rigonfio verso l'apice, da cui il nome. La pianta è priva di spine. Le foglie, presenti sui getti in accrescimento, sono lineari, a margini paralleli, di colore verde brillante o verde glauco, persistenti relativamente a lungo prima di cadere. L'infiorescenza è costituita da ciazi vistosi, lungamente peduncolati, con brattee verde chiaro o tendenti al porporino; la fioritura avviene tra la fine dell'inverno e la primavera. Il frutto è una capsula che a maturità si apre in modo esplosivo, proiettando i semi a distanza. Come tutte le Euphorbia, la pianta contiene un lattice bianco lattiginoso, irritante per pelle, occhi e mucose.
Coltivazione: specie di facile coltivazione, adatta a substrati ben drenati e posizione in pieno sole; in giovane età si adatta bene anche alla coltivazione indoor su davanzali luminosi. Il substrato ideale è di tipo minerale, a base di argilla espansa, pomice, lapillo vulcanico o grit, con una piccola percentuale di torba o terriccio di foglie. Le annaffiature vanno fatte regolarmente durante la stagione vegetativa, da marzo a settembre, evitando però ristagni d'acqua alla base; in inverno la pianta va tenuta pressoché completamente asciutta. È una specie a crescita relativamente rapida, che può raggiungere dimensioni ragguardevoli in tre-cinque anni; se coltivata all'aperto va posta al riparo da venti forti, che possono causare urti tra i fusti e cicatrici permanenti. Un colore rossastro eccessivo dei tessuti è generalmente indice di un apparato radicale non ancora ben sviluppato. Non tollera il gelo, per cui in climi come quello sardo va protetta nei mesi più freddi o coltivata in vaso da ricoverare in ambiente riparato. I parassiti più comuni sono cocciniglie farinose e, più raramente, cocciniglie a scudetto. Nel maneggiare la pianta è opportuno indossare guanti, per il lattice caustico.
Moltiplicazione: si propaga facilmente per talea in tarda primavera-estate. Si preleva una porzione di fusto, si lascia asciugare all'aria per una o due settimane in modo che la superficie di taglio calli, quindi si inserisce in un substrato asciutto, sciolto ed estremamente drenante, senza annaffiare fino alla comparsa dei primi segni di radicazione. È possibile anche la riproduzione da seme, che tuttavia richiede di raccogliere tempestivamente le capsule prima della deiscenza esplosiva.
Foto tratte da Pinterest
Articoli | 08-08-26 09:49 | Visite: 101
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