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Gymnocalycium kieslingii
La pianta della settimana. Scheda tecnica
Nome scientifico: Gymnocalycium kieslingii
Pubblicazione: O.Ferrari, Cactus and Succulent Journal (Los Angeles), volume 57, pagine 244-246, 1985
Famiglia: Cactaceae
Genere: Gymnocalycium
Sinonimi: Gymnocalycium frankianum Rausch ex H.Till & Amerh.; Gymnocalycium kieslingii f. alboareolatum O.Ferrari; Gymnocalycium kieslingii f. castaneum O.Ferrari; Gymnocalycium kieslingii subsp. castaneum (O.Ferrari) Slaba; Gymnocalycium kieslingii subsp. frankianum (Rausch ex H.Till & Amerh.) Slaba
Etimologia: il nome generico Gymnocalycium deriva dal greco gymnos, nudo, e kalyx, calice, e allude al tubo fiorale privo di peli, setole o spine, carattere distintivo delle specie del genere. L'epiteto specifico kieslingii è un omaggio a Roberto Kiesling, botanico argentino nato nel 1941 a Buenos Aires, specialista di Cactaceae e per lungo tempo ricercatore presso l'IADIZA di Mendoza, autore di numerosi studi e descrizioni su cactacee sudamericane.
Distribuzione e habitat: specie endemica dell'Argentina nord-occidentale, diffusa principalmente nella provincia di La Rioja, con segnalazioni anche in Santiago del Estero. Cresce ai piedi delle catene montuose e sotto la copertura di arbusti, in genere tra i 500 e i 1700 metri di altitudine, su substrati rocciosi tipici degli ambienti semidesertici del Monte argentino, spesso su pendii formati dalla disgregazione di rocce granitiche come nella zona della Sierra de Velasco.
Descrizione: cactus solitario di piccole dimensioni, con fusto grigio-verde, appiattito e leggermente depresso al centro, alto fino a circa 2 centimetri e largo tra 6 e 9 centimetri. Presenta un apparato radicale ingrossato, di tipo tuberoso, adattamento tipico alle condizioni aride dell'habitat. Le coste sono tondeggianti, in numero variabile tra 9 e 13, generalmente 12, basse e separate da solchi ben marcati. Le areole portano da cinque a nove spine leggermente ricurve, appressate al fusto, di colore biancastro con base rosata, lunghe tra 5 e 8 millimetri; la specie è priva di spina centrale. I fiori, prodotti in estate, sono campanulato-imbutiformi, di colore bianco, lunghi fino a 6 centimetri e larghi tra 5 e 6 centimetri. I frutti sono fusiformi, lunghi fino a 3,5 centimetri e larghi circa 1 centimetro.
Per l'identificazione in coltivazione è utile distinguere questa specie da alcuni Gymnocalycium simili della stessa area geografica. Rispetto a Gymnocalycium kroenleinii, altra specie della provincia di La Rioja, kieslingii si riconosce per il fusto più depresso e di diametro maggiore, mentre kroenleinii ha portamento più globoso, tonalità chiare con sfumature bruno-rosate e una radice corta e rapiforme più marcata. Rispetto a Gymnocalycium mostii, diffuso più a sud in area di Córdoba, la differenza è netta: mostii ha fusto molto più grande, fino a 13 centimetri di diametro, coste profondamente incise, spine robuste e ricurve di colore bruno-giallastro con punta più scura e spesso una o due spine centrali assenti in kieslingii, oltre a fiori più grandi e generalmente rosati anziché bianchi. Va inoltre segnalato che Gymnocalycium frankianum, un tempo descritto come specie a sé per il colore più bronzeo dell'epidermide e per lievi differenze di spinescenza, è oggi considerato sinonimo di kieslingii: piante etichettate con questo nome in collezione appartengono dunque alla stessa entità. L'assenza di spina centrale, la colorazione biancastra con base rosata delle spine radiali e il fusto marcatamente appiattito restano i caratteri più affidabili per riconoscere kieslingii rispetto alle specie affini.
Coltivazione: come la maggior parte dei Gymnocalycium della sezione affine, richiede un substrato minerale molto drenante, leggermente acido, ricco di componente inerte come pomice, lapillo o akadama in proporzione elevata rispetto alla parte organica. Predilige esposizione luminosa ma non sole diretto e prolungato nelle ore più calde, soprattutto negli esemplari giovani, mentre le piante adulte tollerano meglio la piena luce, che favorisce l'imbrunimento dell'epidermide, la fioritura e una spinescenza più robusta. Le annaffiature vanno concentrate nel periodo vegetativo primaverile-estivo, lasciando asciugare completamente il substrato tra un'irrigazione e l'altra, e sospese quasi del tutto in inverno, quando la pianta va tenuta asciutta e al riparo da temperature prossime allo zero, pur tollerando brevi minime intorno ai 0-2 gradi se in perfetta asciutta. Data la radice tuberosa, è opportuno un vaso non troppo profondo ma capiente, con ottimo drenaggio.
Moltiplicazione: si riproduce principalmente per seme, con semina in primavera-estate su substrato minerale fine mantenuto costantemente umido e in ambiente caldo, attorno ai 22-25 gradi. La specie non produce facilmente polloni, per cui la propagazione vegetativa per talea è poco praticata; eventuali eccezioni riguardano getti basali occasionali, che possono essere staccati e radicati dopo asciugatura del taglio.
Foto tratta da www.rebutia.org.uk (portale dedicato a una National Collection di Aylostera, Rebutia e Weingartia)
Articoli | 14-08-26 09:02 | Visite: 117
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