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Parodia horstii

La pianta della settimana. Scheda tecnica

Nome scientifico: Parodia horstii (F.Ritter) N.P.Taylor

Pubblicazione: Bradleya 5: 93 (1987), combinazione stabilita da Nigel Paul Taylor sulla base del basionimo Notocactus horstii F.Ritter, pubblicato in Succulenta (Paesi Bassi) 45: 3 (1966).

Famiglia: Cactaceae, sottofamiglia Cactoideae. In molte classificazioni tradizionali la specie viene collocata nella tribù Notocacteae, gruppo che riunisce i taxa un tempo riferiti a Notocactus, Wigginsia ed Eriocactus.

Genere: Parodia Speg., pubblicato da Carlos Luis Spegazzini nel 1923 (Anales de la Sociedad Científica Argentina 96: 70) in sostituzione del nome illegittimo Hickenia Britton & Rose. Il genere, nell'accezione ampia oggi prevalente, comprende una sessantina di specie distribuite tra Colombia, Bolivia, Argentina settentrionale, Brasile meridionale, Paraguay orientale e Uruguay, ed è il risultato dell'assorbimento tassonomico dei generi Eriocactus, Notocactus e Wigginsia, avvenuto principalmente in seguito ai lavori di Hunt e Taylor a partire dagli anni ottanta.

Sinonimi: basionimo Notocactus horstii F.Ritter; inoltre Notocactus arechavaletae var. horstii F.Ritter, Notocactus ottonis subsp. horstii (F.Ritter) Doweld, Peronocactus horstii (F.Ritter) Doweld, Peronocactus ottonis subsp. horstii (F.Ritter) Doweld e Wigginsia nothohorstii Doweld. Sono inoltre riferite alla stessa entità alcune forme un tempo distinte a livello varietale o specifico, come Notocactus horstii var. purpureiflorus F.Ritter (poi Notocactus horstii f. purpureiflorus), Notocactus purpureus F.Ritter e Notocactus horstii f. muglianus K.Herm & Pontes. Parodia ottonis subsp. horstii (F.Ritter) Hofacker, che alcuni autori considerano il nome corretto in luogo del rango specifico.

Etimologia: il nome generico Parodia fu dedicato da Spegazzini a Domingo Parodi, tra i primi studiosi della flora del Paraguay nella seconda metà dell'Ottocento. L'epiteto specifico horstii è un genitivo che onora Leopoldo Horst (1918-1987), collezionista ed esportatore di cactacee di origine tedesca, attivo per decenni nel Rio Grande do Sul: a lui si devono numerosi ritrovamenti di specie brasiliane, non solo in Parodia ma anche in altri generi come Gymnocalycium, Discocactus e Cleistocactus, dedicate al suo nome da vari autori.

Distribuzione e habitat: specie originaria dello stato brasiliano del Rio Grande do Sul, con areale che secondo alcune fonti si estenderebbe fino all'Uruguay settentrionale. Cresce in ambiente rupicolo, su affioramenti rocciosi e suoli sottili dei campos (le praterie subtropicali sudamericane), in un clima con estati calde e inverni freschi, generalmente privi di gelate prolungate. Condivide l'habitat con numerose altre entità del complesso Parodia ottonis, spesso in popolazioni localizzate; va ricordato, per contesto, che il Rio Grande do Sul ospita una trentina di specie di Parodia, molte delle quali endemiche e a rischio secondo i criteri IUCN, per pressioni legate a pascolo, agricoltura e raccolta illegale.

Descrizione: pianta succulenta solitaria o lentamente cespitosa, dal portamento globoso-appiattito che tende, soprattutto in coltivazione, ad allungarsi in forma più cilindrica. Il fusto misura in natura circa 10 cm di altezza per 15 cm di diametro, con 12-16 costole, mentre in coltura può raggiungere i 25-30 cm di altezza. Le areole, disposte regolarmente lungo le costole, portano lanugine chiara e generano spine radiali sottili, quasi setolose, in numero di circa 18-26, di colore giallo pallido, insieme a spine centrali generalmente da 1 a 4, talvolta fino a 6, di colore dorato tendente al rossastro-arancio. La corona apicale è ricoperta da una fitta lanugine bianca. I fiori, subapicali e diurni, si aprono in primavera per uno o più giorni, hanno forma imbutiforme e diametro di 3,5-5 cm; la colorazione varia dal giallo-arancio al rosa fino al violetto-porpora nelle forme un tempo distinte come Notocactus purpureus, con petali dall'apice acuto, stigma rosato o arancio e pericarpo ricoperto di una fitta peluria dorata. Il frutto è secco, di colore bruno chiaro; i semi sono neri, con testa fortemente tubercolata.

Coltivazione: specie di coltivazione relativamente agevole se collocata in posizione luminosa ma non esposta al sole diretto nelle ore più intense, preferendo una luce filtrata o una leggera ombreggiatura. Richiede substrato molto ben drenante, con reazione da neutra a leggermente acida, arricchito con inerti grossolani (pomice, lapillo, sabbia grossa); un apporto occasionale di ferro chelato aiuta a contenere il fenomeno del corking basale, a cui la specie sembra predisposta. Durante la stagione vegetativa va annaffiata regolarmente e concimata con moderazione, idealmente con acqua piovana o comunque povera di calcare. Nel periodo di riposo invernale la pianta necessita di un ambiente fresco e asciutto: tollera temperature minime intorno ai 2 °C purché il substrato sia completamente asciutto, ma è preferibile evitare il gelo vero e proprio. Il riposo invernale richiesto è comunque breve rispetto ad altre cactacee sudamericane. Un ristagno idrico prolungato, specie se abbinato a basse temperature, può causare marciumi radicali o danni all'epidermide.

Moltiplicazione: avviene quasi esclusivamente per seme, poiché la specie produce raramente polloni basali; la propagazione vegetativa per divisione o talea risulta pertanto poco praticabile nella maggior parte degli esemplari.

 

Foto di esemplare in fiore tratta da cactariohorst.com.br

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Articoli | 11-09-26 15:29 | Visite: 96

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