La Serra

La mia Serra

un vaso, un aiuola poi...

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Di li a poco arrivai a costruire una piccola serra, la mia propensione verso il fai da te mi aiuto’ non poco in questo. Con i primi risparmi, quello che rimaneva dall’acquisto di esemplari piu’ o meno comuni, riuscii a metter su un cubo di circa 4 metri per lato. Con sportelli laterali amovibili nei periodi più caldi. Ovviamente, viste le poche risorse optai per listelli in abete per la struttura e ondulina piatta di colore neutro per il rivestimento di tutti i lati (il cui costo si aggira intorno ai 4euro al mq). Il prezzo del plexiglass, del policarbonato e del vetro erano sicuramente qualitativamente migliori ma economicamente proibitivi, inoltre la facilità di fissaggio dell’ondulina semplificò di molto il lavoro. Un po’ per inesperienza un po’ per le ristrettezze economiche mi resi subito conto di 2 errori di progettazione: la poca pendenza del tetto (solo 15 cm sul lato di 4 mt) ma ancor piu’ grave l’altezza del soffitto (appena 2 metri nella parte più alta).
Soprattutto quest’ultima alzava di molto l’umidità relativa della serra favorendo lo sviluppo di muffe e funghi con conseguenti marcescenze delle piante. Non avendo predisposto aperture sul soffitto la circolazione dell’aria, soprattutto quella calda innalzava di molto la temperatura, che nelle giornate piu’ calde ha registrato punte di 50 gradi. Dovetti presto ricoprire il tetto prima con un telo ombreggiante (quelli verdi comunemente in commercio) poi con calce o tinta bianca (biancone). Il biancone fù senza dubbio la soluzione piu’ economica ed efficace tantè che lo uso tutt’ora. Le temperature all’nterno si abbassarono di 10, 15 gradi rendendo piu’ vivibile la serra ed evitando orribili bruciature spesso indelebili sulle piante. A tal proposito voglio ricordare che la maggior parte delle piante vanno a riposo vegetativo sia per le temperature troppo basse (io tengo come riferimento 8-10 gradi per le painte piu’ sensibili) sia per quelle troppo alte.
Lo spazio nella piccola serra era sempre piu’ ristretto e nel arco di pochi mesi si rece necessario ampliarla: passai da un ‘cubo’ di 16 mq ad uno di 32 e poi di 48, aggiungendo sempre sezioni modulari di lato 4x4. La serra mi permetteva di anticipare la stagione vegetativa, di vedere le prime fioriture già nei mesi di marzo ma soprattutto di proteggere le piante dalle basse temperature invernali e di poterne regolare le annaffiature. Per le annaffiature visto il numero di piante adottai un sistema di tubature in comune tubo nero da 16mm con applicati ogni 2 mt dei nebulizzatori (è fondamentale effettuare delle prove  inquanto la portata e la pressione della rete idrica possono farne variare e di molto il corretto funzionamento. Inoltre mi feci costruire da un amico delle griglie che utilizzai come enormi sottovaso in modo tale che le piante durante le annaffiature non disperdessero tutti i sali dai fori dei vasi ma assumessero le sostanze disciolte nell’acqua dal basso e per capillarità. Inoltre questo sistema favoriva lo sviluppo di radici robuste nelle piante in vaso e la radicazione delle talee.
Purtroppo presto mi dovetti scontrare contro quella è, assieme ai funghi la malattia più comune tra le painte grasse: la cocciniglia. Le alte temperature della bassa serra, le poche annaffiature dettate dalle delusioni nel vedere piante marcire sotto le mie attenzioni e la mancata utilizzazione di antiparassitari facilitarono la proliferazione di coccinigle cotonose negli apparati radicali e di coccinigle a scudetto che bloccarono sino alla morte la crescita delle piante.
L’unico rimedio fu quello di iniziare ad usare acaricidi (prima il Fenix e poi il Malathion). La battaglia non fu indolore, molte piante e alcuni esemplari anche rari della collezione andarono persi. Non permisi mai alle delusioni di abbattermi e di lasciar perdere, anzi iniziai a capire, sperimentare pur di rimetterci qualche pianta e i risultati non tardarono ad arrivare. Le prime piante crebbero e fiorirono. Mi cimentai allora ad impollinare disordinatamente usando un piccolo pennellino da pittore o con dei fili di lana forse con la speranza di creare nuove specie e con la inconsapevolezza che stavo solo ibridando specie che la natura aveva selezionato per millenni.
Di li a poco i fiori si trasformarono in succulenti frutti spesso odorosi (mammillarie) e ricchi di piccoli semi. Iniziai a sperimentare le prime semine e si aprì un nuovo mondo…

 

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