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Coleocephalocereus aureus
La pianta della settimana. Scheda tecnica
Nome scientifico: Coleocephalocereus aureus F.Ritter.
Pubblicazione: Buiningia aurea (F.Ritter) Buxb., 1971, pubblicata in Krainz, H., Kakteen: 46-47, C IV. 1971
Famiglia: Cactaceae
Genere: Buiningia Buxb. (nome non più accettato, sinonimizzato sotto Coleocephalocereus Backeb. & F.M.Knuth). Il nome Buiningia aurea costituisce pertanto una combinazione nuova effettuata da Buxbaum nel 1971 trasferendo la specie originalmente descritta da Ritter al genere Buiningia di nuova istituzione. Ad oggi il nome accettato secondo Plants of the World Online (Kew) è Coleocephalocereus aureus F.Ritter.
Sinonimi: Buiningia brevicylindrica Buining, in Kakteen 46-47: CIV (1971); Buiningia brevicylindrica var. elongata Buining, in Kakteen 46-47: CIV (1971); Buiningia brevicylindrica var. longispina Buining, in Kakteen 46-47: CIV (1971); Coleocephalocereus aureus subsp. brevicylindricus (Buining) P.J.Braun, in Kakteen und Andere Sukkulenten 42(4): 60 (1991); Coleocephalocereus aureus subsp. elongatus (Buining) P.J.Braun, in Kakteen und Andere Sukkulenten 42(4): 60 (1991); Coleocephalocereus aureus var. longispinus (Buining) P.J.Braun, in Kakteen und Andere Sukkulenten 42(4): 60 (1991); Coleocephalocereus brevicylindricus (Buining) F.Ritter, in Kakteen Südamerika 1: 122 (1979); Coleocephalocereus brevicylindricus var. elongatus (Buining) F.Ritter, in Kakteen Südamerika 1: 122 (1979); Coleocephalocereus brevicylindricus var. longispinus (Buining) F.Ritter, in Kakteen Südamerika 1: 122 (1979); Coleocephalocereus elongatus (Buining) P.J.Braun, in Bradleya 6: 92 (1988)
Etimologia del genere: il nome Buiningia è un omaggio al botanico olandese Albert Frederik Hendrik Buining (1901-1976) naturalista specializzato nello studio dei cactus brasiliani, la cui abbreviazione standard come autore botanico è appunto Buining. Il genere venne istituito da Franz Buxbaum nel 1971 per raggruppare alcune specie colonnari brasiliane dotate di cefalio laterale che presentavano caratteristiche ritenute allora sufficientemente distinte da giustificare un genere autonomo.
Etimologia della specie: l'epiteto specifico aurea deriva dal latino aureus, che significa d'oro, dorato, con chiaro riferimento al colore caratteristico delle spine e del cefalio che nei soggetti adulti assume una tonalità marcatamente dorata.
Distribuzione e habitat: la specie è originaria del nordest del Minas Gerais, in Brasile, con un'area di occupazione inferiore ai 2.000 km², benché presente in numerose stazioni. Si colloca ad altitudini comprese tra 280 e 910 metri sul livello del mare e vegeta su affioramenti rocciosi cristallini immersi nella vegetazione di caatinga, dove può localmente risultare dominante. La specie è in declino a causa della perdita di habitat per attività estrattive di granito, degrado agricolo, pascolo bovino e invasione di graminacee aliene.
Descrizione: Buiningia aurea è un cactus colonnare di piccole dimensioni con spine dorate. Il fusto può raggiungere circa 50 cm di altezza nel tempo. La pianta presenta da 9 a 30 coste con areole ravvicinate; la spinatura è variabile tra gli esemplari. Le spine radiali sono numerose, rigide e di colore giallo-dorato brillante, particolarmente evidenti nelle piante adulte coltivate in piena luce. Una volta raggiunta la maturità riproduttiva, la pianta sviluppa un cefalio laterale, struttura specializzata che si forma solo su un lato del fusto e che si presenta come una massa compatta di lana bianca frammista a setole giallo-dorate. I fiori sono piccoli, giallastri, notturni, e si formano all'interno del cefalio laterale nella stagione estiva. I frutti sono piccoli e di colore rosso. Il cefalio è di tipo laterale, il che significa che il fusto continua a crescere in altezza dopo la sua comparsa, caratteristica distintiva del genere Buiningia rispetto ai Melocactus, il cui cefalio terminale blocca definitivamente l'accrescimento apicale.
Coltivazione: si tratta di cactus tropicali non adatti ai principianti. La crescita è relativamente rapida nelle condizioni ottimali. Il substrato ideale è un terriccio standard per cactus molto poroso. L'apparato radicale è debole e in genere soffre i rinvasi, potendo impiegare molto tempo a ristabilirsi; è quindi necessario usare vasi con ottimo drenaggio. La pianta preferisce molta luce, anche se non al livello dei cactus delle zone più aride; in piena esposizione tende a bronzarsi, condizione che favorisce la fioritura e la produzione di spine. La stagione vegetativa va da aprile a ottobre. La pianta non sopporta lunghi periodi di siccità completa ma reagisce negativamente anche a eccessi idrici, poiché il sistema radicale poco efficiente fatica ad assorbirla: occorre lasciar asciugare bene il substrato tra un'irrigazione e l'altra. Non va concimata in inverno. Non tollera il freddo: è indispensabile mantenerla sempre sopra gli 8-12°C, con danni gravi o letali a temperature che la maggior parte dei cactus tollererebbe senza difficoltà. Può resistere brevemente fino a 4°C. Il calore costante durante tutto l'anno migliora sensibilmente i risultati colturali, con un minimo invernale ideale tra 12 e 20°C.
Moltiplicazione: la riproduzione avviene esclusivamente per seme. Si semina tra febbraio e marzo in un substrato leggero, sabbioso e poroso. Il vassoio di germinazione va coperto con vetro per prevenire l'essiccamento dei semi. La temperatura ottimale per la germinazione è compresa tra 18 e 22°C. La specie non produce polloni basali con facilità in coltivazione, rendendo di fatto la via gamica l'unica praticabile per la propagazione in vivaio. I semi vanno reperiti da fonti attendibili, poiché le popolazioni selvatiche sono protette dalla Convenzione CITES.
Malattie: incline alle comuni malattie. Scheda Malattie
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Articoli | 05-06-26 14:17 | Visite: 2K
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