Articolo

Fruttificazione Hylocereus undatus

La rubrica dei consigli

Franco, un amico di Unsitodelcactus scrive:

Buonasera, molti anni fa ho acquistato alcune talee di Hylocereus undatus, con la promessa che avrebbe fruttificato. Purtroppo ogni anno vedo fiorirle, ma subito dopo ogni fiore  ingiallisce e cade.Ho provato a raccogliere il polline e ad impollinarle con un pennellino, ma il risultato non cambia. Mi sembra di intuire che le mie piante non siano autofertili. Avete una soluzione al caso? Grazie in anticipo per la risposta. Cordiali saluti

 

La mia risposta:

Premetto che non sono un esperto di Hylocereus per questo mi limiterò a raccontarti la mia esperienza e condividere alcune considerazioni del tutto personali. 

Come tanti ho provato anche io in passato a seminare i semi raccolti direttamente dal famoso frutto del drago.

Ho ancora qualche pianta, ne nacquero a decine abbastanza facilmente. Alcune le regalai.

Hanno circa 10 anni, stanno all'aperto tutto l'anno, sono dimenticate in un angolo, io vivo in Sardegna in una zona mite dove le gelate sono rare. 

Non hanno mai fiorito o almeno se l'hanno fatto non me ne sono mai accorto! Una pianta che regalai invece che é stata seguita, trapiantata ed evidentemente curata più di quanto ho fatto io con le mie ha fruttificato. Un unico frutto da circa 500gr! Il classico frutto del drago rosso a polpa bianca. Gli altri fiori come nel tuo caso dopo esser sbocciati si son seccati.

Non ho mai approfondito l'argomento perché avendo visto intere piantagioni in Cambogia che si perdevano a vista d'occhio ho sempre pensato che evidentemente il nostro clima non é adatto. 

Li le stagioni sono sempre miti e si alterna una stagione calda delle piogge ed una secca invernale (per modo di dire: la minima non scende sotto i 15gradi).

Preciso comunque che l'Hylocereus non é endemico dell'Asia ma dell'America centrale  (Costa Rica, Honduras, Guatemala e Messico) ma ben si é adattata agli altri paesi con climi tropicali. Per fiorire e fruttificare ha bisogno di almeno 15 ore di luce al giorno e temperature comprese tra i 20 e i 30°C. Condizioni che a quelle latitudini si verificano nei mesi tra dicembre e maggio.

Solo alcuni microcrimi in Italia permettono la coltivazione e la produzione di frutti del drago. Meglio quindi da noi piantare vigneti per la produzione di buon vino e lasciare crescere la pitaya ai climi tropicali!

Battute a parte, non voglio dire che è impossibile produrre il frutto del drago alle nostre latitudini ma sicuramente non é così facile come può sembrare ed é a mio avviso antieconomico . So che esistono comunque varietá ed incroci più resistenti al freddo di altri e lessi che alcuni piantano vicino ad esse piante di Selenicereus per l'impollinazione.

Tornando al tuo caso, prendendo per buona l'informazione che hai ricevuto dal venditore overo che le tue talee hanno una buona percentuale di autofertilità, io proverei a fertilizzare (azoto e potassio) durante la fioritura per escludere problemi di carenze.  Se proprio vuoi assaggiare un tuo frutto potresti ricorrere alle "maniere forti" come fanno i produttori intensivi, utilizzando le gibberelline (in particolare la GA3) per promuovere l'allegagione ovvero la fruttificazione.

Anche se forse non é la risposta secca alla tua domanda spero che queste informazioni ti siano comunque utili.

 

 

Qui sotto alcune foto fatte in Cambogia (Penisola di Chroy Changvar) di coltivazioni di Pitaya curiose per via del fatto che usano dei copertoni come supporti. Nell'ultima foto un dragon fruit ancora non maturo.

a17ba3d3-d614-489d-a7c1-b4ea14b51e00.jpg cefcbff7-92cc-49d2-acf7-929880766b95.jpg 5017ca12-c28a-4100-8902-61c27c46b55c.jpg

Articoli | 23-03-21 13:28 | Visite: 439

Commenta prima degli altri!

Ti potrebbe interessare anche:

« Indietro | 673 di 720 | Avanti »