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Lepismium paradoxum (Hylorhipsalis paradoxa)
La pianta della settimana. Scheda tecnica
Nome scientifico:
Rhipsalis paradoxa (Salm-Dyck ex Pfeiff.) Salm-Dyck
Pubblicazione:
Cacteae in Horto Dyckensi Cultae, ed. 1844: 39, pubblicato nel 1845. La combinazione fu resa valida da Joseph zu Salm-Reifferscheidt-Dyck sulla base del nome provvisorio attribuito in precedenza da Ludwig Pfeiffer.
Famiglia:
Cactaceae, sottofamiglia Cactoideae, tribù Rhipsalideae.
Genere:
Rhipsalis Gaertn.
Sinonimi:
Il basionimo è Lepismium paradoxum Salm-Dyck ex Pfeiff., pubblicato nel 1837 in Enumeratio Diagnostica Cactearum. È inoltre riconosciuto come sinonimo Hylorhipsalis paradoxa (Salm-Dyck ex Pfeiff.) Doweld, combinazione del 2001-2002. La specie comprende due sottospecie accettate, la subsp. paradoxa e la subsp. septentrionalis N.P.Taylor & Barthlott, quest’ultima descritta nel 1995.
Etimologia:
Il nome generico Rhipsalis deriva dal greco rhips, che significa vimini o intreccio di canne, in riferimento al portamento flessibile e intrecciato dei fusti, simile a un cesto di vimini. L’epiteto specifico paradoxa viene dal latino paradoxus, a sua volta dal greco paradoxos, cioè paradossale, strano, sorprendente. Pfeiffer non spiegò esplicitamente la scelta, ma pare legata alla sua incertezza classificatoria: si chiedeva se la pianta dovesse essere ascritta al genere Rhipsalis oppure restare in Lepismium, da cui il carattere paradossale attribuito alla specie.
Distribuzione e habitat:
Specie endemica del Brasile, diffusa nelle regioni sud-orientali e meridionali del paese. Cresce come epifita nelle foreste pluviali subtropicali e tropicali di pianura, ancorata alla corteccia di alberi ospiti tramite radici avventizie superficiali che si sviluppano orizzontalmente senza penetrare in profondità. La specie è inserita nella Lista Rossa IUCN come a rischio minimo, ma risente localmente della perdita di habitat legata alla deforestazione.
Descrizione:
Cactus epifita a portamento pendulo, privo di foglie e quasi privo di spine, con fusti che in natura possono raggiungere diversi metri di lunghezza. I fusti sono costituiti da articoli appiattiti con tre, talvolta quattro coste o ali longitudinali, lunghi mediamente alcuni centimetri, disposti a zig zag: ogni nuovo segmento nasce ruotato rispetto al precedente, ripartendo dalla parte piatta dell’articolo che lo precede, il che genera l’aspetto seghettato e irregolare tipico della specie. Le areole sono generalmente inermi o dotate al più di minute setole quasi invisibili, concentrate soprattutto negli internodi. I fiori compaiono in tarda primavera dalle areole fiorifere lanuginose poste vicino agli apici dei segmenti, sono attinomorfi, a corolla rotata, di colore bianco o bianco-giallastro, lunghi fino a circa venti millimetri. Seguono frutti a bacca, piccoli, di forma turbinata, con pericarpo chiaro secondo le descrizioni tassonomiche formali, sebbene diverse fonti orticole riportino anche bacche di tonalità rossastra a maturità: su questo punto la letteratura non è del tutto concorde ed è possibile che la colorazione vari con le condizioni di coltivazione o con la sottospecie.
Coltivazione:
Pianta adatta alla coltivazione in vaso sospeso o su mensola, per via del portamento ricadente. Richiede luce intensa ma filtrata, senza sole diretto specialmente nelle ore centrali estive, condizione che scotterebbe i fusti; una posizione luminosa con qualche ora di sole mattutino è ideale. Non tollera il freddo, va protetta sotto i dieci gradi e teme sbalzi termici e correnti d’aria. Essendo epifita, predilige un substrato molto drenante e areato, tipicamente a base di terriccio di foglie, corteccia sminuzzata e sabbia grossolana o perlite, evitando terricci compatti che favoriscono ristagni idrici e marciumi radicali. Le annaffiature vanno effettuate regolarmente nella stagione vegetativa, da aprile a settembre, lasciando asciugare il substrato tra un intervento e l’altro, per poi diradarle sensibilmente in autunno e inverno. Gradisce un’umidità ambientale medio-alta, coerente con il clima delle foreste pluviali di origine. Tra le avversità più comuni figurano cocciniglie e ragnetto rosso, prevenibili con nebulizzazioni regolari nei mesi caldi.
Moltiplicazione:
Si propaga con grande facilità per talea di fusto: si prelevano porzioni di uno o più articoli, si lasciano asciugare per qualche giorno in modo che il taglio calli, quindi si pongono a radicare in un substrato leggero e drenante mantenuto appena umido. Le radici si formano rapidamente anche perché la specie, in natura, produce radici avventizie lungo i fusti non appena questi entrano in contatto con un supporto idoneo, caratteristica che ne facilita anche la propagazione spontanea per frammentazione.
Foto di pianta con fiori e frutti tratta da www.epiphyllum.online
Articoli | 21-08-26 08:59 | Visite: 72
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