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Mammillaria spinosissima

La pianta della settimana. Scheda tecnica 

Nome scientifico: Mammillaria spinosissima Lem.

Pubblicazione: Cactearum Aliquot Novarum ac Insuetarum in Horto Monvilliano, pagina 4 (1838). La citazione corrisponde alla registrazione IPNI della specie, la cui paternità spetta a Charles Antoine Lemaire.

Famiglia: Cactaceae

Genere: Mammillaria Haw. (1812)

Sinonimi: Tra i sinonimi omotipici figurano Cactus spinosissimus (Lem.) Kuntze e Neomammillaria spinosissima (Lem.) Britton & Rose. Tra i sinonimi eterotipici compaiono Mammillaria crassior Repp., Mammillaria eximia Ehrenb., Mammillaria herrmannii Ehrenb., Mammillaria pulcherrima Ehrenb. e Mammillaria umbrina Ehrenb., oltre a diversi nomi più recenti ricondotti qui dalle principali banche dati, come Mammillaria centraliplumosa Fittkau, Mammillaria haasii Meyrán e Mammillaria virginis Fittkau & Kladiwa. Mammillaria pilcayensis Bravo è oggi trattata come sottospecie, M. spinosissima subsp. pilcayensis (Bravo) D.R.Hunt, accanto alla subsp. tepoxtlana D.R.Hunt, entrambe pubblicate da Hunt in Mammillaria Postscripts 6 (1997).

Etimologia: Il nome del genere deriva dal latino mammilla, diminutivo di mamma, con il significato di capezzolo o piccola mammella, e allude ai tubercoli sporgenti che rivestono il fusto. L'epiteto specifico è il superlativo assoluto del latino spinosus, spinoso, e significa quindi "spinosissima": richiama la fitta armatura di spine che nasconde quasi del tutto il corpo della pianta.

Distribuzione e habitat: È una specie endemica del Messico centro-meridionale, presente soprattutto negli stati di Guerrero e Morelos e, secondo diverse fonti, anche nello Stato del Messico. Cresce tra circa 1600 e 1900 metri di quota, nella foresta tropicale decidua e nella boscaglia xerofila, su pendii rocciosi con suoli minerali e ben drenati, in un clima caratterizzato da una stagione secca marcata e piogge concentrate nei mesi estivi. Come tutte le Mammillaria è inserita nell'Appendice II della CITES.

Descrizione: Pianta cespitosa, con fusti cilindrici, eretti o con l'età leggermente prostrati, che possono raggiungere circa 30 centimetri di altezza e 10 di diametro, di colore verde azzurrognolo scuro. Il fusto è rivestito da tubercoli corti, disposti a spirale, ciascuno sormontato da un fitto ciuffo di spine che nelle piante adulte copre quasi completamente l'epidermide. Le spine radiali sono numerose, sottili e biancastre; quelle centrali sono più robuste e di colore variabile dal bruno al rossastro, tendenzialmente più chiare con l'età, e in alcune forme con apice leggermente uncinato. La specie è molto variabile per colore e densità delle spine, e di questa variabilità si è fatto uso per distinguere numerose forme e cultivar. I fiori compaiono in primavera e si dispongono a corona nella parte alta del fusto: sono piccoli, a imbuto, di colore rosso porpora o carminio. I frutti sono piccoli e clavati, e i semi neri.

Coltivazione: Specie robusta e adatta anche a chi comincia, apprezzata da generazioni di collezionisti. Richiede la massima luminosità possibile, con sole pieno o appena filtrato nelle ore più calde, per mantenere le spine ben colorate e il portamento compatto. Il substrato deve essere nettamente minerale e drenante, con una componente organica ridotta e pH da subacido a neutro. Da primavera a fine estate si annaffia con moderazione, solo quando il substrato è asciutto, indicativamente ogni due o tre settimane, con eventuale concimazione povera di azoto e ricca di potassio. In autunno si riducono progressivamente le irrigazioni e in inverno la pianta si tiene asciutta, in un ambiente luminoso e ventilato, con minime consigliabili intorno ai 5-8 gradi. Una pianta ben asciutta sopporta brevi episodi di freddo più intenso, ma l'umidità unita al freddo è la causa principale di marciumi. Il vaso va scelto con cura, perché la specie forma facilmente cespi con l'età. Tra i parassiti vanno temute soprattutto le cocciniglie cotonose, sia aeree sia radicali, che si annidano comodamente tra le spine e vanno cercate con attenzione ai controlli di routine.

Moltiplicazione: Avviene per seme e per divisione dei polloni. La semina si esegue in primavera, su un substrato minerale fine e sterile, mantenuto umido e a temperatura costante intorno ai 20-25 gradi con buona luce; le piantine crescono con regolarità e possono essere trapiantate dopo qualche mese. Con l'età la pianta emette numerosi getti basali o laterali: questi possono essere staccati con un coltello pulito, lasciati cicatrizzare all'asciutto per alcuni giorni e poi messi a radicare in sabbia o pomice leggermente umida. Questo è il metodo più rapido per mantenere inalterate le caratteristiche di una forma o di una cultivar.

Curiosità: La specie è in coltivazione da molto tempo: Britton e Rose indicano la sua presenza nelle collezioni europee già dal 1835, quindi ancora prima della descrizione ufficiale di Lemaire, che la pubblicò nel 1838 proprio a partire da piante coltivate nell'orto di Monville, una delle grandi collezioni di cactacee dell'epoca.  Tra le selezioni coltivate è molto diffusa la forma a spine rosso rame, nota in commercio come 'Rubrispina', particolarmente apprezzata in collezione per il contrasto cromatico con il fusto verde scuro.

 

in foto due mie piante da seme di circa 8 anni una con spine centrali rosse e una con spine centrali gialle

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Articoli | 16-10-26 13:04 | Visite: 48

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