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Senecio articulatus
La pianta della settimana. Scheda tecnica
Nome scientifico: Senecio articulatus (L.f.) Sch.Bip.
Pubblicazione: pubblicato da Carl Heinrich Schultz Bipontinus in Flora, vol. 28, pagina 500, nel 1845, come nuova combinazione basata sul basionimo di Linneo figlio. Il nome oggi accettato dalle principali checklist internazionali (Plants of the World Online, Kew) è Curio articulatus (L.f.) P.V.Heath, pubblicato in Calyx 5(4): 136, nel 1999.
Famiglia: Asteraceae (Compositae), sottofamiglia Asteroideae, tribù Senecioneae.
Genere: Senecio L., genere vastissimo e in larga parte parafiletico rispetto ai gruppi succulenti, motivo per cui negli ultimi decenni molte specie succulente ne sono state escluse e ricollocate in generi come Curio, Kleinia e Othonna. La specie in oggetto appartiene oggi al genere Curio P.V.Heath, che raccoglie le specie succulente africane un tempo incluse in Senecio subg. Kleinia.
Sinonimi: il basionimo è Cacalia articulata L.f. Sono sinonimi eterotipici e combinazioni successive Kleinia articulata (L.f.) Haw., Baculellum articulatum (L.f.) L.V.Ozerova & A.C.Timonin, Cacalia acetosellifolia Jacq. ex Steud. e Cacalia articularis Salisb. Il nome attualmente accettato, come detto, è Curio articulatus (L.f.) P.V.Heath.
Etimologia: il nome generico Senecio deriva dal latino senex, "vecchio", con riferimento al pappo bianco e piumoso che ricorda i capelli canuti di un anziano, immagine già presente in Plinio. Il nome Curio, coniato da Heath, richiama invece il latino curiosus, nel senso di "curioso, singolare", in allusione alla morfologia insolita e vagamente bizzarra dei fusti carnosi di queste piante. L'epiteto specifico articulatus deriva dal latino articulus, "giuntura, articolazione", e descrive i fusti suddivisi in segmenti cilindrici uniti da nodi ben visibili, come impilati l'uno sull'altro.
Distribuzione e habitat: specie endemica del Sudafrica, con areale che si estende dalla Western Cape, nei pressi di Montagu e Prince Albert, attraverso il Piccolo e il Grande Karoo, fino alla Eastern Cape nei dintorni di Kariega (ex Uitenhage) e Makhanda (ex Grahamstown). Cresce su pendii rocciosi, spesso in situazioni di ombra parziale o sotto la protezione di arbusti, all'interno di vegetazione di fynbos e di boscaglia xerofila del Karoo, su substrati generalmente poveri e ben drenati di origine pedemontana. Non risulta minacciata e figura come Least Concern nella Red List of South African Plants.
Descrizione: si tratta di una succulenta perenne a caducità stagionale, con portamento cespitoso e prostrato-decombente, che raramente supera i 30-40 centimetri di altezza, tendendo a spandersi lateralmente e a propagarsi anche mediante organi sotterranei di natura tuberosa. I fusti sono carnosi, cilindrici, glauchi, di colore verde-bluastro o grigio-violaceo, percorsi da striature longitudinali più scure e ricoperti da una pruina cerosa; la loro caratteristica più immediata è la suddivisione in segmenti sausage-like separati da giunture nette, che ne giustifica sia l'epiteto specifico sia i nomi comuni anglosassoni (candle plant, pickle plant, hot dog cactus). Le foglie compaiono solo nella stagione di crescita autunno-invernale e sono generalmente assenti durante la dormienza estiva: sono ovato-lanceolate, verde oliva nella pagina superiore e tendenti al porpora in quella inferiore. L'infiorescenza è un capolino discoide privo di fiori ligulati, portato all'apice di lunghi peduncoli ramificati che si sviluppano in inverno; i fiori sono bianchi, con antere purpuree e polline giallo, ed emanano un odore non gradevole. Il frutto è un achenio provvisto di pappo di lunghi peli bianchi.
Coltivazione: richiede esposizione in piena luce o pieno sole e un substrato minerale, poroso e ben drenante, ottenibile ad esempio miscelando terriccio di base con sabbia grossolana, lapillo o pomice in proporzioni consistenti. L'irrigazione va concentrata nel periodo di crescita attiva, che coincide con l'autunno, l'inverno e l'inizio della primavera, mantenendo il substrato pressoché asciutto durante la dormienza estiva, quando la pianta perde spesso le foglie. Non tollera il gelo prolungato: subisce danni già attorno ai -4 gradi centigradi e, in coltivazione all'aperto, va protetta quando le temperature scendono stabilmente sotto i 7 gradi; è quindi coltivata prevalentemente in vaso, in serra fredda o come pianta d'appartamento nelle zone a clima temperato. Un eccesso di umidità al colletto è la causa più frequente di marciumi; tra i parassiti più comuni si segnalano afidi, ragnetto rosso e aleurodidi.
Moltiplicazione: la via più semplice e affidabile è quella vegetativa, per divisione dei cespi o per talea di segmento di fusto, prelevando una o più porzioni articolate, lasciandole cicatrizzare all'aria per alcuni giorni e ponendole poi a radicare in substrato minerale leggermente umido. È possibile anche la propagazione tramite i germogli che si originano dagli organi tuberosi sotterranei. La riproduzione per seme è invece poco praticata in coltivazione, sia per la rarità della fioritura sia per la limitata reperibilità di seme fertile.
La pianta in foto é una cultivar variegata in vendita su spillycactus
Articoli | 18-09-26 00:34 | Visite: 126
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