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Variegatura indotta
Tra genetica, mutazioni indotte e qualche imbroglio!
La variegatura è uno dei fenomeni più affascinanti nel mondo dei cactus. Le tipiche zone gialle, bianche, crema, arancioni o rosa derivano quasi sempre da una ridotta o assente produzione di clorofilla in parte dei tessuti della pianta. Nella maggior parte dei casi si tratta di mutazioni cellulari o di chimere meristematiche, cioè piante composte da tessuti geneticamente differenti. Ne avevo già parlato in un post sulla Portulacaria afra Candy ma cerchiamo di approfondire l'argomento visto che in molti mi chiedono info.
Esistono due tipi di variegatura: permanente e temporanea
La variegatura permanente è causata da una mutazione stabile oppure da una chimera stabile. In questi casi il disegno variegato viene mantenuto durante la crescita e può essere conservato mediante propagazione vegetativa o innesto. Alcune forme possono persino trasmettere la caratteristica alla discendenza quando la mutazione interessa il patrimonio genetico dei plastidi.
Nei cactus, molte delle variegature più apprezzate dai collezionisti appartengono a questa categoria. Tuttavia, anche una variegatura stabile può andare incontro a fenomeni di "reversione", cioè il ritorno a tessuti completamente verdi, che hanno un vantaggio fotosintetico e tendono a predominare nel tempo.
Variegatura temporanea - non tutte le colorazioni anomale sono vere variegature. Carenze nutrizionali, problemi radicali, stress ambientali, infezioni virali o danni fisiologici possono provocare sbiancamenti e decolorazioni temporanee che spesso vengono confuse con la variegatura genetica. In questi casi il fenomeno non è stabile e può scomparire una volta eliminata la causa.
Variegatura indotta chimicamente: EMS e Colchicina
I ricercatori utilizzano da decenni sostanze mutagene per aumentare la frequenza delle mutazioni nelle piante ornamentali e agricole. Tra le più note troviamo EMS (Ethyl Methanesulfonate)
L'EMS è uno dei mutageni chimici più utilizzati nel miglioramento genetico vegetale. Agisce modificando il DNA in modo casuale e aumenta la probabilità di ottenere mutazioni visibili, comprese quelle che possono alterare la produzione di clorofilla e generare nuove forme variegate. Tuttavia, il processo è imprevedibile: la maggior parte delle mutazioni non produce risultati ornamentali interessanti oppure può risultare dannosa per la pianta.
Un'altra sostanza utilizzata è la Colchicina. La colchicina non induce principalmente variegature, ma altera la divisione cellulare provocando spesso poliploidia (aumento del numero di cromosomi). Questa tecnica è largamente impiegata nel miglioramento genetico per ottenere piante con caratteristiche differenti. In alcuni casi può favorire la comparsa di mutazioni o chimere che successivamente mostrano aree variegate, ma il suo scopo principale non è la produzione diretta della variegatura.
Variegatura indotta da radiazioni: raggi gamma e raggi X
Un'altra tecnica utilizzata in ricerca e selezione ornamentale consiste nell'esporre semi, tessuti o meristemi a radiazioni ionizzanti, come raggi gamma e raggi X. Queste radiazioni aumentano il tasso di mutazione del DNA e possono generare nuove caratteristiche fenotipiche, incluse forme variegate.
Anche in questo caso si tratta di un processo casuale: solo una piccola percentuale delle piante irradiate sviluppa mutazioni ornamentali interessanti, mentre molte altre risultano normali, deformate o non vitali. Per questo motivo i breeder selezionano accuratamente i pochi individui che mostrano caratteristiche stabili e desiderabili.
Molti cultivar ornamentali ottenuti nel secolo scorso derivano proprio da programmi di mutagenesi tramite radiazioni.
Sbiancamento chimico: etilene, gas ed erbicidi
È importante distinguere la vera variegatura da uno sbiancamento chimico. Alcuni composti, gas o erbicidi possono interferire con la sintesi della clorofilla o danneggiare i cloroplasti provocando aree biancastre o giallastre. Anche l'esposizione a etilene in determinate condizioni fisiologiche può alterare la pigmentazione e causare ingiallimenti o decolorazioni. Tuttavia questi fenomeni rappresentano generalmente un danno fisiologico e non una vera variegatura genetica.
Le piante ottenute attraverso tali alterazioni spesso mostrano: crescita rallentata; tessuti deboli o necrotici; colorazioni instabili; perdita progressiva delle aree scolorite.
Per questo motivo uno sbiancamento causato da sostanze chimiche non dovrebbe essere acquistato per evitare il proliferare sui mercati di questa pratica.
Nell'articolo che ho ripreso e tradotto da @cactuscaffeine, che vi consiglio vivamente di seguire, viene riportato un esempio di variegatura chimica temporanea, che fortunatamente, dopo alcuni mesi, con la nuova crescita scompare. Questo ci deve fare da monito per evitare acquisti compulsivi, magari a prezzi assurdi per poi ritrovarci con piante indebolite e che se sopravvivono torneranno al loro colore naturale.
Articoli | 08-09-26 09:03 | Visite: 17
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